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sabato 5 marzo 2011

Cosa Brucia un inceneritore?

COS’E’ L’INCENERIMENTO ?
Termovalorizzatori, gassificatori, pirolizzatori sono solo alcuni tra i nuovi termini oggi utilizzati per indicare una tecnologia,quella dell’incenerimento, che di nuovo non ha assolutamente nulla. Chiariamo subito che ”termovalorizzazione” è un termine che non andrebbe usato, la Comunità Europea infatti, ha diffidato l’Italia dall’utilizzare questo vocabolo, in quanto è un imbroglio sociologico e verbale visto che gli impianti valorizzano ben poco, ed il termine dà adito a fraintendimenti e confusioni. Al più potremmo chiamare questi impianti termodistruttori !! Ma vediamo cosa sono più nel dettaglio.
Gli inceneritori sono semplicemente “camini” che bruciano rifiuti, si evolvono in termodistruttori (termovalorizzatori) quando sfruttano il calore prodotto dalla combustione per produrre energia elettrica. Il gassificatore invece articola i processi in due fasi: attraverso un processo di pirolisi (dissociazione molecolare) converte i materiali organici in gas mediante riscaldamento in presenza di ridotte quantità di ossigeno, formando un gas sintetico (syngas) che nella seconda fase del processo, viene bruciato e di nuovo, dal processo di combustione si ricava energia elettrica.
QUALI RIFIUTI ALIMENTANO GLI INCENERITORI?
Il combustibile degli impianti d’incenerimento sono i rifiuti, ma contrariamente a quanto si pensa, non tutti possono essere inceneriti. I metalli, il vetro si ritrovano all’uscita degli impianti e tutti gli scarti alimentari non vengono bruciati perché hanno un bassissimo potere calorico, non convenienti quindi a produrre energia. Cos’è allora che bruciano questi inceneritori ? Solo il 35% dei rifiuti totali ! Il resto finisce comunque in discarica !! Oltre al rifiuto urbano indifferenziato ed alcune frazioni secche, il combustibile “preferito” dagli inceneritori è il così detto CDR (Combustibile derivato da rifiuti) che è costituito per lo più da plastica, gomma, carta e legno. Ovvero bruciano proprio una parte dei materiali più altamente RICICLABILI !!!
In questo modo si capisce anche perché la raccolta differenziata viene tanto promossa a fianco dell’incenerimento. In quest’ottica infatti, differenziare significa separare i rifiuti per prepararli a divenire Ecoballe di CDR pronte per essere bruciate! Se non differenziassimo la plastica, il legno, la carta, si troverebbero in mezzo agli scarti alimentari che hanno basso potere calorico e quindi andrebbero separati a posteriori per essere bruciati. Con l’incenerimento la raccolta differenziata fallisce! Non si differenzia per riutilizzare, risparmiando sui costi di produzione e le materie prime, risparmiando sull’energia necessaria a costruire da zero ogni nuovo oggetto, si differenzia per facilitare l’incenerimento !!!

Degrado Oasi Variconi, incontro col presidente dell'Ente Parco


Entra nel vivo del dibattito politico e della società civile l’annosa questione dell’Oasi dei Variconi, già oggetto, la scorsa settimana, di segnalazioni ed esposti recepiti dai media nazionali e regionali, nonché dalle istituzioni cittadine e militari di Castel Volturno.
E sulla posizione della Regione Campania?“Al momento la Regione Campania – rilancia Traettino – deve farci capire se vuole mantenere in vita gli enti parco oppure intende eliminare tale figura di gestione dei parchi regionali rinviando ai comuni ed enti territoriali la gestione delle riserve. In effetti dalle ultime disposizioni emanate non si capisce quali intenzioni abbia. Viviamo purtroppo in questo dubbio e immobilismo burocratico e politico. Dall’altra parte vogliamo sapere quali sono le reali intenzioni programmatiche degli enti locali”.

martedì 26 maggio 2009

Blitz della GdF nell'inceneritore di Acerra

Procura di nuovo in azione sul ciclo dello smaltimento
Rifiuti, blitz della guardia di Finanza nel termovalorizzatore di Acerra
Interrogato il capo del termovalorizzatore*
NAPOLI - Il fascicolo è quello aperto sei anni fa, ma sullo smaltimento dei rifiuti in Campania partono nuovi accertamenti. Acquisizione di documenti e interrogatori che la Procura di Napoli affida alla Guardia di finanza per verificare il rispetto delle normative. E per cercare di recuperare almeno 300 milioni di euro dalla società Impregilo, capofila del consorzio impegnato nello smaltimento dei rifiuti, dopo la decisione della Corte di cassazione di ordinare un nuovo giudizio sul sequestro dei beni. Si parte dal termovalorizzatore di Acerra, l’obiettivo potrebbe essere però in altri siti dove la spazzatura viene accumulata e preparata per lo stoccaggio.
Gli accertamenti sono ini­ziati la scorsa settimana. Mer­coledì alcuni ufficiali delle fiamme gialle si sono presen­tati a Palazzo Salerno, sede del Commissariato straordina­rio per lo smaltimento dei ri­fiuti che si trova in piazza Ple­biscito, e hanno chiesto atti relativi alla gestione delle di­scariche e dell’inceneritore. Ma si sono dovuti fermare quando uno dei funzionari ha chiesto gli venisse mostrato il provvedimento del pubblico ministero che disponeva il se­questro, hanno spiegato i finanzieri prima di andare via. Il giorno dopo, nuova visita.
Questa volta gli investigatori entrano negli uffici della Fibe, una delle società controllate da Impregilo, che si trovano proprio presso la struttura di Acerra e portano via numero­si atti. Venerdì cominciano gli in­terrogatori. In procura viene convocato Michele Mirelli, responsabile unico del procedimento (Rup) di Acerra come «perso­na informata sui fatti». Un te­stimone, dunque. Per oltre due ore gli viene chiesto di spiegare il funzionamento del termovalorizzatore, di fornire chiarimenti riguardo alle pro­cedure seguite. Sull’invito a comparire c’è il numero del procedimento: 15940/03. È il fascicolo aperto sei anni fa do­po la presentazione di un esposto di Tommaso Sodano, l’esponente di Rifondazione Comunista che chiese alla ma­gistratura di verificare il ri­spetto delle leggi sullo smalti­mento dei rifiuti. Quella de­nuncia portò al processo che si sta celebrando qui a Napoli contro l’attuale governatore Antonio Bassolino e contro la stessa Impregilo, ma è diven­tato il contenitore di altre in­dagini relative alla gestione dell’emergenza spazzatura.
In base al decreto sui rifiuti approvato lo scorso anno dal governo Berlusconi, tutte le inchieste su questa materia avviate dopo la conversione in legge del provvedimento, devono essere gestite dal pro­curatore della Repubblica. Gli ultimi accertamenti sono in­vece stati disposti dai sostitu­ti Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, gli stessi che si sono oc­cupati degli altri filoni già arri­vati al dibattimento, in parti­colare quello che lo scorso an­no provocò gli arresti dei fun­zionari del Commissariato e delle società concessionarie, accusati di non aver smaltito le ecoballe negli impianti ter­mici idonei. Proprio la gestio­ne di questo fascicolo ha pro­vocato uno scontro durissimo, finito poi all’esame del Consiglio superiore della ma­gistratura, all’interno degli uf­fici giudiziari partenopei. I due sostituti, appoggiati dal coordinatore e procuratore ag­giunto Aldo De Chiara, hanno infatti contestato duramente la scelta del capo Giandomeni­co Lepore di stralciare la posi­zione del sottosegretario Gui­do Bertolaso, del prefetto Ales­sandro Pansa e di altri cinque indagati.
Ufficialmente le acquisizio­ni di documenti e gli interro­gatori della scorsa settimana rientrano nelle verifiche di­sposte dai pubblici ministeri in vista dell’udienza al tribu­nale del Riesame sul seque­stro del denaro di Impregilo. In procura viene negato che le indagini riguardino il termovalorizzatore. In realtà gli accertamenti mirano a riscon­trare altri elementi emersi nel corso delle vecchie indagini e potrebbero portare a inaspet­tati sviluppi sulla gestione dei siti dove viene accatastata la spazzatura e in quelli dove vie­ne incenerita.
*Inceneritore; la parola termovalorizzatore non esiste e non può essere usata secondo quanto stabilito dall'Ue.

venerdì 13 marzo 2009

La follia del nucleare




Chi denuncia la follia del nucleare per salvaguardare in primis la salute, ma anche le nostre tasche, non dovrebbe essere apostrofato come il solito ambientalista che sà dire solo no.

Qui è in gioco ciò che resta del nostro Ambiente.

Riporto alcuni dati che dovrebbero far riflettere.
Nel 1987 il 65% degli italiani è andato a votare 3 refenderum per i quali si è detto no alle centrali nucleari e no al co-finanziamento di centrali nucleari all'estero (quindi l'accordo Berlusconi-Sarkozy è fuorilegge per quanto riguarda noi, essendo il referendum tutt'ora legge italiana. Nel caso può essere modificato da un nuovo referendum).

1) I rischi sono enormi: oltre alla famosa Cernobyl ci sono tanti altre catastrofi verificatesi in Giappone, a Sellafield (GB), nell'Ohio e ultimamente proprio in Francia.

2) Non si sa come smaltire le scorie radioattive: le sorie di tantissime centrali nucleari sono state poste nella Yucca Mountain (Nevada) con gravi problemi ambientali e 250.000 tonnellate di rifiuti altamente radioattivi, finora prodotti dalle centrali nucleari nel mondo sono tutti ancora in attesa di uno smaltimento definitivo.

3)Non esiste il nucleare “sicuro e pulito” di Quarta generazione: le centrali di “terza generazione”, che Berlusconi vuole costruire, dovrebbero durare più di quelle in funzione (II generazione), senza averrisolto il problema delle scorie né della “sicurezza intrinseca” (spegnimento automatico se c'è un incidente grave). Le chiama “ponte” verso una “quarta generazione” che promette sarà “assolutamente sicura, non proliferante, con poche scorie e menopericolose”, ecc. Ma i reattori di IV generazione NON esistono! Son previsti “dopo il 2030”, come se fosse domani; e quanto “dopo”? Intanto il governo propone un colossale rilancio del nucleare, con reattori che, almeno fino al 2040, aggraverebbero tutti i problemi creati dal nucleare! Infatti l’Enel ha investito quasi 2 miliardi di euro per completare, in Slovacchia, due reattori di vecchia tecnologia sovietica, addiritturaprivi di involucro esterno, giustificandosi: “la probabilità di un impatto aere trascurabile”. In che mani siamo!…

4) L’uranio, come il petrolio, scarseggia, dobbiamo importarlo ed ha altissimi costi: l'Italia non ha uranio, dovrebbe importarlo da Russia, Niger, Namibia, Kazakistan, Australia, Canada. Secondo l’Agenzia per l'energia Atomica, l'uranio dovrebbe scarseggiare dal 2030, invece già dal 1991 ha raggiunto il “picco”(se ne consuma più di quanto si estrae): sono le scorte militari che forniscono metà del combustibile. Senza nuovi reattori, la produzione di uranio è già insufficiente, perciò il suo prezzo si è moltiplicato per 10 (da 7 a 75 dollari la libbra) dal 2001 al 2007. In Italia i tempi sarebbero più lunghi e i costi più alti (un km di Tav costa 4 volte che in Francia…): chi paga? L'Enel per le 2 centrali slovacche, spende 2.700 euro/kW, mentre una centrale a gas costa meno di 500 euro/kW. Chi paga?

5) Il nucleare è in crisi: nel mondo solo 9 stati ci investono. L'Austria, col Referendum del 1978, ha deciso di non mettere in funzione la centrale già costruita sul Danubio. L'Italia è uscita dalla follia nucleare col Referendum del 1987. La Germania, nel 2000, ha deciso di non investire più sul nucleare e sostituirlo col risparmio e l'aumento del 2,5% annuo di energie rinnovabili. La Svezia col Referendum del 1980 ha fatto la stessa scelta. La Spagna, con un Referendum nel 1983, ha deciso di uscire dal nucleare e raggiungere l’autonomia energetica entro il 2050, investendo moltissimo nel solare. Negli Usa non si costruiscono più centrali nucleari dal 1976. In Europa nel 1976 c’erano 177 centrali, oggi sono 146, 31 in meno; nei prossimi venti anni un centinaio di esse chiudono; non saranno sostituite in Belgio, Germania, Olanda, Spagna e Svezia, che hanno deciso di non costruirne più. In Europa non hanno centrali nucleari, oltre all’Italia: Austria, Danimarca, Grecia, Irlanda (il movimento di opposizione ha bloccato il programma nucleare), Norvegia e Polonia, che ha interrotto la costruzione dell’unica centrale. Nel mondo: Australia, Nuova Zelanda, l’America Latina (escluso il Messico e Argentina), l’Africa (escluso Sud Africa) e l’Asia (esclusi Giappone, India, Pakistan, Cina e, in futuro? Iran). Solo 9 stati in tutto il mondo investono nel nucleare: India, Cina, Russia, Ucraina, Giappone (fino al prossimo terremoto?), Iran, Argentina, Romania e Finlandia.

6) Industriali e politici amici temono la democrazia, anche energetica: il nucleare, come il termoelettrico a carbone, gas e olio combustibile, è centralizzato, controllato dai vertici economici e politici, con enormi investimenti economici e politico-militari. Invece le energie rinnovabili (solare termico e fotovoltaico, mini-idroelettrico ed eolico, biomasse locali) sono distribuite, controllate daogni comunità che produce l'energia di cui ha bisogno. Basterebbe coprire di pannelli solari fotovoltaici solo lo 0,4% delle superfici costruite o cementificate in Italia (che sono il 10% del territorio) per soddisfare l’intero fabbisogno nazionale di energia elettrica. I politici di vecchio stampo (anche se si dicono “federalisti”) preferiscono un mondo in cui l'energia (come l'economia e l'informazione) è controllata dal potere centrale.

giovedì 5 marzo 2009

Non vogliamo le "fabbriche di morte"

L'inceneritore di Modena
Riporto la bellissima lettera di Patrizia Gentilini (Oncoematologo ISDE Forlì). Nei prossimi post ci saranno approfondimenti circa la nocivicità degli inceneritori.
"Carissimi, ho ricevuto in questo momento una telefonata
da Carla Poli, di rientro da Roma ed entusiasta perchè la Provincia di Roma ha
deliberato l'adozione del suo metodo destinando 28 milioni di euro
allacostruzione di impianti di recupero/riciclaggio, altro che inceneritori.
Anche le due lauree che ci sono state alla Sapienza tre giorni fa con la Poli
come relatrice hanno destato enorme interesse. Chi può metta queste notizie sul
proprio sito: i sindaci e tutti coloro che perseverano sulla strada degli
inceneritori dovranno sapere che i cittadini presenteranno il conto, perchè
scegliere la strada della SICURA NOCIVITA' quando può essere evitata NON PUO'
ESSERE PERDONATA A NESSUNO! Sempre grazie a Lucia Tamai di Treviso che neanche
tre anni fa mi presentò la Poli, che ricordo timida e prudente, ma che strada
facendo è diventata davvero una vera forza della natura".

martedì 17 febbraio 2009

Cementifici e dintorni

La Provincia di Caserta ha disposto la sospensione dell’autorizzazione all'utilizzo di Cdr nello stabilimento di Maddaloni della Cementir. L'assessore provinciale all'Ambiente, Lucia Esposito ha difatti dichiarato: "L'atto adottato ribadisce la posizione della Provincia di assoluta contrarietà alla possibilità di bruciare Cdr nei cementifici casertani. Siamo intervenuti con tempestività a conferma della volontà dell'Ente di operare con azioni concrete, ribadendo non solo il no all'incenerimento di rifiuti nella Cementir, ma anche il no al progetto di ampliamento della cava collegata all'impianto". "Tralasciando inutili polemiche - conclude Esposito - spero possa essere condivisa la considerazione che per affrontare le enormi problematiche legate alla tutela dell'ambiente e della salute è necessario uno sforzo congiunto di tutti i soggetti che hanno a cuore la salvaguardia e lo sviluppo del nostro territorio". Fin qui la notizia e non possiamo che manifestare la nostra soddisfazione per l’atto dell’A.P. che, si spera possa rappresentare una svolta nella politica industriale e ambientale dell’ente. Non si può navigare a vista. Occorrono politiche. Cosa ci aspettiamo allora dall’Amministrazione Provinciale? Che senza se e senza ma adotti un atto di indirizzo che sancisca la delocalizzazione dei cementifici che gravitano da troppi anni in area urbana a Caserta e a Maddaloni le cui conseguenze sulla salute e l’ambiente sono tristemente noti e sotto gli occhi di tutti. In questi anni altre emergenze sono venute fuori, imponendo nei fatti la necessità di introdurre scelte diverse in ordine all’uso del territorio. Moccia e la Cementir gravitano in area urbana, nei pressi di un policlinico universitario, vicino ad alberghi, uffici pubblici e privati, attività commerciali ed abitazioni. Occorre porre fine a questo scempio che fa vivere male gli abitanti e nel dubbio le maestranze degli opifici, oltre ad una situazione di obiettiva difficoltà per gli imprenditori impegnati nell’attività di fabbricazione del cemento. Non stiamo qui a ricordare quanto sia utile e urgente che il gruppo Buzzi, cui fa parte Moccia e Caltagirone, proprietario della Cementir, si ponessero chiaramente obiettivi di produzione diversificate, quali ad esempio la produzione di cementi ad alto rendimento e altri prodotti che in una logica di recupero edilizio e di forte manutenzione del territorio troverebbero facile sbocco di mercato e un innalzamento sensibile del valore aggiunto. Per fare tutto questo, però, occorrono due cose fondamentali: politiche ambientali rispettose dell’ambiente, del territorio e della gente che lo abita; politiche di sviluppo che vadano nella direzione della valorizzazione delle risorse esistenti. In questa direzione ribadiamo quanto già Legambiente ha proposto il 17 luglio del 2007 in ordine alla delocalizzazione di Moccia: ribadiamo che occorre applicare un metodo dialogico per decidere dove tali industrie vanno de localizzate. Il PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive) ha individua ben 24 siti alternativi a Caserta e Maddaloni. Non c’è solo Pietravairano, peraltro sicuramente sbagliata come allocazione del cementifico Moccia. Su questo chiediamo ai decisori politici di avviare un sereno ma deciso confronto. Sulle politiche, appare evidente che l’occasione della Conferenza economica della Provincia possa costituire un momento importante per ragionare attorno a quale tipo di sviluppo deve aderire questa provincia il cui territorio ha costruito negli ultimi 10 il 400% in più del suo fabbisogno. Saprà il nuovo assessore provinciale all’ambiente far proprie le istanze del territorio? Noi siamo pronti a fare la nostra parte.

Giuseppe Messina

martedì 10 febbraio 2009

"Ibi maior minor cessat"

C’era una volta, una felice e serena azienda napoletana, la Ibi Idrobioimpianti spa, che da oltre trenta anni opera nei comparti dei processi e tecnologie per la depurazione delle acque, della costruzione di reti idriche e fognarie, impianti per il trattamento dei rifiuti solidi urbani e da dieci anni anche nel campo delle bonifiche ambientali. Ebbene, tale stimata azienda negli ultimi tempi è protagonista in alcuni interessanti passaggi.

Ad esempio, Claudio Pappaianni, nel suo famoso articolo “Rifiuti senza fine” ( “L’ Espresso”), a proposito di Chiaiano, così scrive “…il giallo della gara d’appalto per i lavori e la gestione della discarica. Ad agosto, a buste chiuse, qualcuno segnala il rischio di infiltrazioni dellacamorra, pronta a imporre mezzi e manodopera in subappalto. La gara se l’aggiudica una ditta di Avellino, la ‘Pescatore’, che presenta un preventivo con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la società viene estromessa: “Abbiamo rescisso il contratto per colpa di una richiesta di aumento dell’appalto”, dirà Marcello Fiori, voluto da Bertolaso accanto a sé con un ricco incarico da massimo dirigente di Palazzo Chigi. Alla ‘Pescatore’ sarebbe dovuta subentrare la Daneco spa, che all’ultimo minuto dà forfait: “La sera prima sembrava tutto ok. Poi, alle 7 del mattino, il fax di rinuncia”, dicono dal Commissariato. Il motivo ufficiale? Non vuole associare il proprio nome ‘al grave contesto di Chiaiano’ alla vigilia della quotazione in Borsa. Per l’azienda, che in Campania gestisce già la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, mettere le mani su Chiaiano sarebbe tanto rischioso da spingerla a rinunciare a un affare che vale oltre 70 milioni di euro? “È un fatto curioso, credo senza precedenti”, dichiara l’ex presidente della commissione ambiente del Senato,Tommaso Sodano: “Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi”. Alla fine, l’incarico a quale impresa viene affidato? Proprio alla Ibi, “…che curiosamente in pieno agosto veniva data già per favorita nonostante avesse presentato l’offerta più costosa“.prosegue Pappaianni.

Ci potremmo fermare già qui, per provare non poche perplessità.

Ma queste aumentano copiosamente, quando si apprende che il 28 gennaio 09, i carabinieri del Noe di Salerno, presso il sito di rifiuti urbani di Savignano Irpino, nell’avellinese, riscontrano lo stoccaggio in assenza di autorizzazione, di circa 2.400 tonnellate di percolato (il pericoloso liquame, prelevato dalla discarica di Pustarza e stoccato provvisoriamente presso un impianto di depurazione di Ariano Irpino, in totale assenza di autorizzazioni). I militari hanno denunciato due persone per gestione illecita di rifiuti. Per chi lavorano i due soggetti?.Per la Ibi Idroimpianti spa! Come sono stati scoperti questi maleodoranti e nocive operazioni?Ancora una volta, grazie, allo slancio di impegno civico, di alcuni ambientalisti di Ariano Irpino hanno denunciato, lo strano movimento di autobotti che, partite da Pustarza, arrivavano al depuratore di Camporeale. ( Fonte “il Mattino” del 29.01.09).

La perplessità continuano inesorabilmente ad aumentare quando, alcuni soci della ormai celeberrima Ibi Idroimpianti spa, collezionano una richiesta di citazione in giudizio da parte della procura di Lagonegro per «attività di gestione dei rifiuti non autorizzata» e un’analoga richiesta dalla procura di Palermo per truffa( aveva costruito la base della quarta vasca della discarica di Bellolampo, utilizzando materiali di risulta, pneumatici e lastre di eternit sbriciolato ).

Inoltre, a carico dei rappresentanti dell’impresa e dei direttori tecnici risultano, complessivamente sei segnalazioni da parte dei carabinieri di diverse città italiane per violazione sulle norme ambientali e una da parte del Gip di Napoli per
reati contro la pubblica amministrazione.

E dulcis in fundo, il 3 luglio scorso, un operaio, Pietro Ghiani di 24 anni, in un cantiere nelle campagne di Mores. Mentre stava posando un tubo di pvc in una trincea scavata nella terra fangosa di Badu ’e Ludu, una parete crolla, travolgendolo e schiacciandolo. Ghiani lavorava per la ditta, risultata poi fantasma, intestata a Fabiana Spanu. La ditta madre? La onnipresente IBI Idrompianti! La procura della Repubblica di Sassari, nella figura deI sostituto procuratore Andrea Garau, come primo provvedimento, ha iscritto sette persone nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo. Tra gli indagati, c’è la titolare della società per azioni di Pozzuoli, Alessandra d’Amico.( fonte:”La Nuova Sardegna”1-02-09).

Fermo restando, l’assoluta presunzione d’innocenza della Ibi, circa tutti questi fatti e in assenza di sentenze(non è mai stati condannata nemmeno in primo grado), non pochi dubbi rimangono!

venerdì 6 febbraio 2009

Una Buona Notizia

Segnalato da Antonio Trotta:

Cari amici,
sembra proprio che il 2009 possa essere un anno di svolta, se riusciremo insieme a sostenere un programma di iniziative che incidano sul piano concreto in materia di rifiuti.
La Campagna pubblica Non bruciamoci il futuro ha iniziato l'anno con una serie di iniziative propositive in collaborazione con il Centro Riciclo Vedelago e Carla Poli in particolare, sulla base di quanto emerso al convegno del 13 dicembre a Palazzo Valentini.
Riteniamo oggi dirimente il passare dalle parole ai fatti, nel senso di iniziare un percorso di promozione sul territorio laziale di una sana imprenditoria ambientale, che inverta la tendenza in atto da parte della lobby "alla vaccinara", mettendoli in comunicazione con le Amm.ni locali che oggi hanno il diritto-dovere di preservare il bene ambientale e la salute pubblica oltre che di migliorare i bilanci e l'occupazione locale.
A tale proposito come sapete nel Lazio è stato completato il primo Centro di Riciclo a Colleferro, su consulenza diretta del Centro di Vedelago, ma una serie di complicazioni ed intralci burocratici sembrava quasi impedisse l'entrata in esercizio dell'impianto con un ultimo intervento di stop da parte del sindaco di Colleferro forse maleinformato sui benefici derivati.
LA BELLA NOTIZIA DI OGGI E' CHE IL GIORNO 11 FEBBRAIO, TRA UNA SETTIMANA, IL CENTRO RICICLO DI COLLEFERRO ENTRA FINALMENTE IN ESERCIZIO.
NONOSTANTE IL PARERE CONTRARIO, MA NON MOTIVATO, DEL SINDACO DI COLLEFERRO LA PROVINCIA DI ROMA HA RITENUTO COMUNQUE DI EMETTERE IL DECRETO DI ESERCIZIO FINALE.
PRENDIAMO ATTO DELLA DETERMINAZIONE DEI DIRIGENTI PREPOSTI ED ESPRIMIAMO LA NOSTRA SODDISFAZIONE A QUANTI HANNO CONTRIBUITO A RISOLVERE LA COSA.
PROPORREMO QUINDI A BREVE UNA VISITA GUIDATA, PREVIO CONCORDARNE LA MODALITA' CON IL GESTORE STESSO A CUI ABBIAMO CERCATO DI DARE IL NOSTRO CONTRIBUTO IN TERMINI DI SOSTEGNO PRESSO LE ISTITUZIONI PREPOSTE.