sabato 5 marzo 2011
Cosa Brucia un inceneritore?
Termovalorizzatori, gassificatori, pirolizzatori sono solo alcuni tra i nuovi termini oggi utilizzati per indicare una tecnologia,quella dell’incenerimento, che di nuovo non ha assolutamente nulla. Chiariamo subito che ”termovalorizzazione” è un termine che non andrebbe usato, la Comunità Europea infatti, ha diffidato l’Italia dall’utilizzare questo vocabolo, in quanto è un imbroglio sociologico e verbale visto che gli impianti valorizzano ben poco, ed il termine dà adito a fraintendimenti e confusioni. Al più potremmo chiamare questi impianti termodistruttori !! Ma vediamo cosa sono più nel dettaglio.
Gli inceneritori sono semplicemente “camini” che bruciano rifiuti, si evolvono in termodistruttori (termovalorizzatori) quando sfruttano il calore prodotto dalla combustione per produrre energia elettrica. Il gassificatore invece articola i processi in due fasi: attraverso un processo di pirolisi (dissociazione molecolare) converte i materiali organici in gas mediante riscaldamento in presenza di ridotte quantità di ossigeno, formando un gas sintetico (syngas) che nella seconda fase del processo, viene bruciato e di nuovo, dal processo di combustione si ricava energia elettrica.
QUALI RIFIUTI ALIMENTANO GLI INCENERITORI?
Il combustibile degli impianti d’incenerimento sono i rifiuti, ma contrariamente a quanto si pensa, non tutti possono essere inceneriti. I metalli, il vetro si ritrovano all’uscita degli impianti e tutti gli scarti alimentari non vengono bruciati perché hanno un bassissimo potere calorico, non convenienti quindi a produrre energia. Cos’è allora che bruciano questi inceneritori ? Solo il 35% dei rifiuti totali ! Il resto finisce comunque in discarica !! Oltre al rifiuto urbano indifferenziato ed alcune frazioni secche, il combustibile “preferito” dagli inceneritori è il così detto CDR (Combustibile derivato da rifiuti) che è costituito per lo più da plastica, gomma, carta e legno. Ovvero bruciano proprio una parte dei materiali più altamente RICICLABILI !!!
In questo modo si capisce anche perché la raccolta differenziata viene tanto promossa a fianco dell’incenerimento. In quest’ottica infatti, differenziare significa separare i rifiuti per prepararli a divenire Ecoballe di CDR pronte per essere bruciate! Se non differenziassimo la plastica, il legno, la carta, si troverebbero in mezzo agli scarti alimentari che hanno basso potere calorico e quindi andrebbero separati a posteriori per essere bruciati. Con l’incenerimento la raccolta differenziata fallisce! Non si differenzia per riutilizzare, risparmiando sui costi di produzione e le materie prime, risparmiando sull’energia necessaria a costruire da zero ogni nuovo oggetto, si differenzia per facilitare l’incenerimento !!!
Degrado Oasi Variconi, incontro col presidente dell'Ente Parco
martedì 26 maggio 2009
Blitz della GdF nell'inceneritore di Acerra
Rifiuti, blitz della guardia di Finanza nel termovalorizzatore di Acerra
Interrogato il capo del termovalorizzatore*
Gli accertamenti sono iniziati la scorsa settimana. Mercoledì alcuni ufficiali delle fiamme gialle si sono presentati a Palazzo Salerno, sede del Commissariato straordinario per lo smaltimento dei rifiuti che si trova in piazza Plebiscito, e hanno chiesto atti relativi alla gestione delle discariche e dell’inceneritore. Ma si sono dovuti fermare quando uno dei funzionari ha chiesto gli venisse mostrato il provvedimento del pubblico ministero che disponeva il sequestro, hanno spiegato i finanzieri prima di andare via. Il giorno dopo, nuova visita.
Questa volta gli investigatori entrano negli uffici della Fibe, una delle società controllate da Impregilo, che si trovano proprio presso la struttura di Acerra e portano via numerosi atti. Venerdì cominciano gli interrogatori. In procura viene convocato Michele Mirelli, responsabile unico del procedimento (Rup) di Acerra come «persona informata sui fatti». Un testimone, dunque. Per oltre due ore gli viene chiesto di spiegare il funzionamento del termovalorizzatore, di fornire chiarimenti riguardo alle procedure seguite. Sull’invito a comparire c’è il numero del procedimento: 15940/03. È il fascicolo aperto sei anni fa dopo la presentazione di un esposto di Tommaso Sodano, l’esponente di Rifondazione Comunista che chiese alla magistratura di verificare il rispetto delle leggi sullo smaltimento dei rifiuti. Quella denuncia portò al processo che si sta celebrando qui a Napoli contro l’attuale governatore Antonio Bassolino e contro la stessa Impregilo, ma è diventato il contenitore di altre indagini relative alla gestione dell’emergenza spazzatura.
In base al decreto sui rifiuti approvato lo scorso anno dal governo Berlusconi, tutte le inchieste su questa materia avviate dopo la conversione in legge del provvedimento, devono essere gestite dal procuratore della Repubblica. Gli ultimi accertamenti sono invece stati disposti dai sostituti Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, gli stessi che si sono occupati degli altri filoni già arrivati al dibattimento, in particolare quello che lo scorso anno provocò gli arresti dei funzionari del Commissariato e delle società concessionarie, accusati di non aver smaltito le ecoballe negli impianti termici idonei. Proprio la gestione di questo fascicolo ha provocato uno scontro durissimo, finito poi all’esame del Consiglio superiore della magistratura, all’interno degli uffici giudiziari partenopei. I due sostituti, appoggiati dal coordinatore e procuratore aggiunto Aldo De Chiara, hanno infatti contestato duramente la scelta del capo Giandomenico Lepore di stralciare la posizione del sottosegretario Guido Bertolaso, del prefetto Alessandro Pansa e di altri cinque indagati.
Ufficialmente le acquisizioni di documenti e gli interrogatori della scorsa settimana rientrano nelle verifiche disposte dai pubblici ministeri in vista dell’udienza al tribunale del Riesame sul sequestro del denaro di Impregilo. In procura viene negato che le indagini riguardino il termovalorizzatore. In realtà gli accertamenti mirano a riscontrare altri elementi emersi nel corso delle vecchie indagini e potrebbero portare a inaspettati sviluppi sulla gestione dei siti dove viene accatastata la spazzatura e in quelli dove viene incenerita.
*Inceneritore; la parola termovalorizzatore non esiste e non può essere usata secondo quanto stabilito dall'Ue.
venerdì 13 marzo 2009
La follia del nucleare

Nel 1987 il 65% degli italiani è andato a votare 3 refenderum per i quali si è detto no alle centrali nucleari e no al co-finanziamento di centrali nucleari all'estero (quindi l'accordo Berlusconi-Sarkozy è fuorilegge per quanto riguarda noi, essendo il referendum tutt'ora legge italiana. Nel caso può essere modificato da un nuovo referendum).
giovedì 5 marzo 2009
Non vogliamo le "fabbriche di morte"
"Carissimi, ho ricevuto in questo momento una telefonata
da Carla Poli, di rientro da Roma ed entusiasta perchè la Provincia di Roma ha
deliberato l'adozione del suo metodo destinando 28 milioni di euro
allacostruzione di impianti di recupero/riciclaggio, altro che inceneritori.
Anche le due lauree che ci sono state alla Sapienza tre giorni fa con la Poli
come relatrice hanno destato enorme interesse. Chi può metta queste notizie sul
proprio sito: i sindaci e tutti coloro che perseverano sulla strada degli
inceneritori dovranno sapere che i cittadini presenteranno il conto, perchè
scegliere la strada della SICURA NOCIVITA' quando può essere evitata NON PUO'
ESSERE PERDONATA A NESSUNO! Sempre grazie a Lucia Tamai di Treviso che neanche
tre anni fa mi presentò la Poli, che ricordo timida e prudente, ma che strada
facendo è diventata davvero una vera forza della natura".
martedì 17 febbraio 2009
Cementifici e dintorni
La Provincia di Caserta ha disposto la sospensione dell’autorizzazione all'utilizzo di Cdr nello stabilimento di Maddaloni della Cementir. L'assessore provinciale all'Ambiente, Lucia Esposito ha difatti dichiarato: "L'atto adottato ribadisce la posizione della Provincia di assoluta contrarietà alla possibilità di bruciare Cdr nei cementifici casertani. Siamo intervenuti con tempestività a conferma della volontà dell'Ente di operare con azioni concrete, ribadendo non solo il no all'incenerimento di rifiuti nella Cementir, ma anche il no al progetto di ampliamento della cava collegata all'impianto". "Tralasciando inutili polemiche - conclude Esposito - spero possa essere condivisa la considerazione che per affrontare le enormi problematiche legate alla tutela dell'ambiente e della salute è necessario uno sforzo congiunto di tutti i soggetti che hanno a cuore la salvaguardia e lo sviluppo del nostro territorio". Fin qui la notizia e non possiamo che manifestare la nostra soddisfazione per l’atto dell’A.P. che, si spera possa rappresentare una svolta nella politica industriale e ambientale dell’ente. Non si può navigare a vista. Occorrono politiche. Cosa ci aspettiamo allora dall’Amministrazione Provinciale? Che senza se e senza ma adotti un atto di indirizzo che sancisca la delocalizzazione dei cementifici che gravitano da troppi anni in area urbana a Caserta e a Maddaloni le cui conseguenze sulla salute e l’ambiente sono tristemente noti e sotto gli occhi di tutti. In questi anni altre emergenze sono venute fuori, imponendo nei fatti la necessità di introdurre scelte diverse in ordine all’uso del territorio. Moccia e la Cementir gravitano in area urbana, nei pressi di un policlinico universitario, vicino ad alberghi, uffici pubblici e privati, attività commerciali ed abitazioni. Occorre porre fine a questo scempio che fa vivere male gli abitanti e nel dubbio le maestranze degli opifici, oltre ad una situazione di obiettiva difficoltà per gli imprenditori impegnati nell’attività di fabbricazione del cemento. Non stiamo qui a ricordare quanto sia utile e urgente che il gruppo Buzzi, cui fa parte Moccia e Caltagirone, proprietario della Cementir, si ponessero chiaramente obiettivi di produzione diversificate, quali ad esempio la produzione di cementi ad alto rendimento e altri prodotti che in una logica di recupero edilizio e di forte manutenzione del territorio troverebbero facile sbocco di mercato e un innalzamento sensibile del valore aggiunto. Per fare tutto questo, però, occorrono due cose fondamentali: politiche ambientali rispettose dell’ambiente, del territorio e della gente che lo abita; politiche di sviluppo che vadano nella direzione della valorizzazione delle risorse esistenti. In questa direzione ribadiamo quanto già Legambiente ha proposto il 17 luglio del 2007 in ordine alla delocalizzazione di Moccia: ribadiamo che occorre applicare un metodo dialogico per decidere dove tali industrie vanno de localizzate. Il PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive) ha individua ben 24 siti alternativi a Caserta e Maddaloni. Non c’è solo Pietravairano, peraltro sicuramente sbagliata come allocazione del cementifico Moccia. Su questo chiediamo ai decisori politici di avviare un sereno ma deciso confronto. Sulle politiche, appare evidente che l’occasione della Conferenza economica della Provincia possa costituire un momento importante per ragionare attorno a quale tipo di sviluppo deve aderire questa provincia il cui territorio ha costruito negli ultimi 10 il 400% in più del suo fabbisogno. Saprà il nuovo assessore provinciale all’ambiente far proprie le istanze del territorio? Noi siamo pronti a fare la nostra parte.
Giuseppe Messina
martedì 10 febbraio 2009
"Ibi maior minor cessat"
Ad esempio, Claudio Pappaianni, nel suo famoso articolo “Rifiuti senza fine” ( “L’ Espresso”), a proposito di Chiaiano, così scrive “…il giallo della gara d’appalto per i lavori e la gestione della discarica. Ad agosto, a buste chiuse, qualcuno segnala il rischio di infiltrazioni dellacamorra, pronta a imporre mezzi e manodopera in subappalto. La gara se l’aggiudica una ditta di Avellino, la ‘Pescatore’, che presenta un preventivo con un ribasso del 36 per cento rispetto ai 19 milioni di euro stanziati. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la società viene estromessa: “Abbiamo rescisso il contratto per colpa di una richiesta di aumento dell’appalto”, dirà Marcello Fiori, voluto da Bertolaso accanto a sé con un ricco incarico da massimo dirigente di Palazzo Chigi. Alla ‘Pescatore’ sarebbe dovuta subentrare la Daneco spa, che all’ultimo minuto dà forfait: “La sera prima sembrava tutto ok. Poi, alle 7 del mattino, il fax di rinuncia”, dicono dal Commissariato. Il motivo ufficiale? Non vuole associare il proprio nome ‘al grave contesto di Chiaiano’ alla vigilia della quotazione in Borsa. Per l’azienda, che in Campania gestisce già la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, mettere le mani su Chiaiano sarebbe tanto rischioso da spingerla a rinunciare a un affare che vale oltre 70 milioni di euro? “È un fatto curioso, credo senza precedenti”, dichiara l’ex presidente della commissione ambiente del Senato,Tommaso Sodano: “Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi”. Alla fine, l’incarico a quale impresa viene affidato? Proprio alla Ibi, “…che curiosamente in pieno agosto veniva data già per favorita nonostante avesse presentato l’offerta più costosa“.prosegue Pappaianni.
Ci potremmo fermare già qui, per provare non poche perplessità.
Ma queste aumentano copiosamente, quando si apprende che il 28 gennaio 09, i carabinieri del Noe di Salerno, presso il sito di rifiuti urbani di Savignano Irpino, nell’avellinese, riscontrano lo stoccaggio in assenza di autorizzazione, di circa 2.400 tonnellate di percolato (il pericoloso liquame, prelevato dalla discarica di Pustarza e stoccato provvisoriamente presso un impianto di depurazione di Ariano Irpino, in totale assenza di autorizzazioni). I militari hanno denunciato due persone per gestione illecita di rifiuti. Per chi lavorano i due soggetti?.Per la Ibi Idroimpianti spa! Come sono stati scoperti questi maleodoranti e nocive operazioni?Ancora una volta, grazie, allo slancio di impegno civico, di alcuni ambientalisti di Ariano Irpino hanno denunciato, lo strano movimento di autobotti che, partite da Pustarza, arrivavano al depuratore di Camporeale. ( Fonte “il Mattino” del 29.01.09).
La perplessità continuano inesorabilmente ad aumentare quando, alcuni soci della ormai celeberrima Ibi Idroimpianti spa, collezionano una richiesta di citazione in giudizio da parte della procura di Lagonegro per «attività di gestione dei rifiuti non autorizzata» e un’analoga richiesta dalla procura di Palermo per truffa( aveva costruito la base della quarta vasca della discarica di Bellolampo, utilizzando materiali di risulta, pneumatici e lastre di eternit sbriciolato ).
Inoltre, a carico dei rappresentanti dell’impresa e dei direttori tecnici risultano, complessivamente sei segnalazioni da parte dei carabinieri di diverse città italiane per violazione sulle norme ambientali e una da parte del Gip di Napoli per reati contro la pubblica amministrazione.
E dulcis in fundo, il 3 luglio scorso, un operaio, Pietro Ghiani di 24 anni, in un cantiere nelle campagne di Mores. Mentre stava posando un tubo di pvc in una trincea scavata nella terra fangosa di Badu ’e Ludu, una parete crolla, travolgendolo e schiacciandolo. Ghiani lavorava per la ditta, risultata poi fantasma, intestata a Fabiana Spanu. La ditta madre? La onnipresente IBI Idrompianti! La procura della Repubblica di Sassari, nella figura deI sostituto procuratore Andrea Garau, come primo provvedimento, ha iscritto sette persone nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo. Tra gli indagati, c’è la titolare della società per azioni di Pozzuoli, Alessandra d’Amico.( fonte:”La Nuova Sardegna”1-02-09).
Fermo restando, l’assoluta presunzione d’innocenza della Ibi, circa tutti questi fatti e in assenza di sentenze(non è mai stati condannata nemmeno in primo grado), non pochi dubbi rimangono!
venerdì 6 febbraio 2009
Una Buona Notizia
Segnalato da Antonio Trotta:Cari amici,sembra proprio che il 2009 possa essere un anno di svolta, se riusciremo insieme a sostenere un programma di iniziative che incidano sul piano concreto in materia di rifiuti.La Campagna pubblica Non bruciamoci il futuro ha iniziato l'anno con una serie di iniziative propositive in collaborazione con il Centro Riciclo Vedelago e Carla Poli in particolare, sulla base di quanto emerso al convegno del 13 dicembre a Palazzo Valentini.Riteniamo oggi dirimente il passare dalle parole ai fatti, nel senso di iniziare un percorso di promozione sul territorio laziale di una sana imprenditoria ambientale, che inverta la tendenza in atto da parte della lobby "alla vaccinara", mettendoli in comunicazione con le Amm.ni locali che oggi hanno il diritto-dovere di preservare il bene ambientale e la salute pubblica oltre che di migliorare i bilanci e l'occupazione locale.A tale proposito come sapete nel Lazio è stato completato il primo Centro di Riciclo a Colleferro, su consulenza diretta del Centro di Vedelago, ma una serie di complicazioni ed intralci burocratici sembrava quasi impedisse l'entrata in esercizio dell'impianto con un ultimo intervento di stop da parte del sindaco di Colleferro forse maleinformato sui benefici derivati.LA BELLA NOTIZIA DI OGGI E' CHE IL GIORNO 11 FEBBRAIO, TRA UNA SETTIMANA, IL CENTRO RICICLO DI COLLEFERRO ENTRA FINALMENTE IN ESERCIZIO.NONOSTANTE IL PARERE CONTRARIO, MA NON MOTIVATO, DEL SINDACO DI COLLEFERRO LA PROVINCIA DI ROMA HA RITENUTO COMUNQUE DI EMETTERE IL DECRETO DI ESERCIZIO FINALE.PRENDIAMO ATTO DELLA DETERMINAZIONE DEI DIRIGENTI PREPOSTI ED ESPRIMIAMO LA NOSTRA SODDISFAZIONE A QUANTI HANNO CONTRIBUITO A RISOLVERE LA COSA.PROPORREMO QUINDI A BREVE UNA VISITA GUIDATA, PREVIO CONCORDARNE LA MODALITA' CON IL GESTORE STESSO A CUI ABBIAMO CERCATO DI DARE IL NOSTRO CONTRIBUTO IN TERMINI DI SOSTEGNO PRESSO LE ISTITUZIONI PREPOSTE.
